{"id":252,"date":"2021-02-02T15:35:14","date_gmt":"2021-02-02T15:35:14","guid":{"rendered":"https:\/\/esprityamak.com\/?p=252"},"modified":"2021-02-05T14:08:14","modified_gmt":"2021-02-05T14:08:14","slug":"longevita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/esprityamak.com\/it\/spirit\/longevita\/","title":{"rendered":"LONGEVIT\u00c0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Preambolo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019Art du D\u00e9placement \u00e8 una disciplina completa basata principalmente su delle azioni motorie come la corsa, il salto e l\u2019arrampicata, nell\u2019obbiettivo di superare ostacoli o interagire con essi. In pi\u00f9, all\u2019interno di queste azioni sono sollecitati tipi di sforzi apparentemente opposti ma complementari in realt\u00e0. La tecnica del saut de bras che richiede esplosivit\u00e0, resistenza, robustezza e leggerezza sarebbe un\u2019illustrazione significativa di questa complementarit\u00e0. Nella pluralit\u00e0 scritta nel DNA dell\u2019Art du D\u00e9placement, dove il rischio di specializzazione \u00e8 minore, vedo uno dei segreti, forse il primo, nella longevit\u00e0 che possiamo avere nel movimento. Ne deriva una ricchezza tecnica a cui tutti possono avere accesso e dove tutti possono trovare qualcosa per s\u00e9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Conseguenza diretta: l\u2019Art du D\u00e9placement, come lo pratichiamo e lo trasmettiamo, \u00e8 una DISCIPLINA INCLUSIVA. <\/em><br><em>Conseguenza indiretta: Insegnamento passivo ma effettivo della TOLLERANZA<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Torno sull\u2019argomento di come, per anni, mi sono limitato a definire l\u2019Art du D\u00e9placement: Partire d\u2019un punto A ed arrivare ad un punto B, saltando, correndo o arrampicandosi usando l\u2019ambiente circostante. Se non ho espresso pi\u00f9 concetti di quello non era per pigrizia o incapacit\u00e0 a formulare le mie idee. Vivevo la pratica e la facevo vivere agli altri. Poi lo spessore e la consistenza oltre l\u2019apparenza mi era talmente evidente. Lo era anche per chiunque cercasse qualcosa di inespresso dentro di s\u00e9, e non raggiungibile in superficie \u00e7a va sans dire.<\/p>\n\n\n\n<p>Col passare del tempo nella trasmissione e la rappresentazione dell\u2019Art du D\u00e9placement (ADD) ho dovuto mettere dei sottotitoli perch\u00e9 s\u00ec, ero stufo di sentire i praticanti meteo ed astrali, o finti pensatori raccontare ed analizzare quello che facevamo. Poi argomentavano sulla base di frasi magiche in giro nell\u2019etere, e la spacciavano come la verit\u00e0 suprema. Quindi l\u2019ADD consiste in primo luogo nell\u2019utilizzare al meglio le nostre risorse fisiche, mentali e creative di cui disponiamo nelle diverse fasi della nostra vita. Approfondirle se ne abbiamo voglia. Cos\u00ec vedo e promuovo l\u2019Art du D\u00e9placement: Semplice, leggibile ed accessibile. Un confronto onesto con se stessi, circondato dagli altri, volto a migliorare la percezione delle proprie capacit\u00e0, e quindi la loro piena consapevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Indubbiamente l\u2019assenza di competizione aiuta a preservare l\u2019integrit\u00e0 fisica d\u2019un praticante e ad avere una visione a lungo termine. Nell\u2019Art du D\u00e9placement il praticante viene chiamato Yamak, in riferimento alla nostra storia Yamakasi, pilastro della filosofia dell\u2019Art du D\u00e9placement e le correnti poi generate. Ho scelto di affrontare il tema della longevit\u00e0 perch\u00e9 la mia esperienza pu\u00f2 aiutare qualcuno intenzionato a viaggiare per un po\u2019 nel movimento. In pi\u00f9, intorno alla durabilit\u00e0 posso toccare altri soggetti intimamente connessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Scelgo di cominciare dall\u2019infortunio perch\u00e9 \u00e8 il primo ostacolo alla longevit\u00e0 che viene in mente generalmente. <br>Quante persone dichiarano:<br>-Mi piacerebbe fare la stessa cosa ma ho le ginocchia a pezzi!<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, se siamo stati abbastanza furbi da non moltiplicare troppo gli infortuni di circostanze, avremmo comunque a che fare con l\u2019infortunio di usura. Eh gi\u00e0! Il tempo mette a dura prova il nostro organismo.<br>Non credo sia possibile sfuggire all\u2019infortunio e non esiste un metodo in grado di evitarne la comparsa neanche se si appartiene al popolo dei fiori e delle piume. Il meglio che si pu\u00f2 fare \u00e8 limitarne l\u2019apparizione, la frequenza e l\u2019impatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho capito negli anni che ognuno di noi dovr\u00e0 trovare la sua ginnastica di risveglio e di pre-allenamento. Quella di risveglio pu\u00f2 consistere in movimenti semplici e dolci al mattino, prima d\u2019iniziare una giornata di lavoro per esempio. \u00c8 come mettere un po\u2019 d\u2019olio su porte scricchiolanti. Riguardo alla ginnastica di pre-allenamento, ormai durante quasi tutti miei workshop, lascio almeno 6 minuti ai partecipanti per entrare nello stato mentale dell\u2019allenamento. Di solito chi si muove da molto tempo manda una serie di segnali ben specifici per significare a s\u00e9 stesso, stessa che \u00e8 giunto il momento dell\u2019allenamento, \u00e8 un po\u2019 come accendere la luce nel buio. L\u2019ho chiamato rituale, forse per qualcuno sar\u00e0 bere un caff\u00e8 o scambiare due parole con un amico. Facendo cos\u00ec si ottiene maggior attenzione e reattivit\u00e0 alle varie equazioni fisiche o tecniche proposte, quindi l\u2019ipotesi d\u2019infortunio perde rilevanza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>INNANZITUTTO PREFERISCO RESPONSABILIZZARE E VALORIZZARE LE STORIE DI CIASCUNO.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho evocato l\u2019infortunio di circostanze, quello risultante da un salto, una tecnica o un esercizio. Per limitarne la comparsa, e quindi compromettere il meno possibile i piani della longevit\u00e0, conviene sottoporsi ad una buona preparazione fisica generale. Non dettata soltanto da movimenti da eseguire o da preferenze per standard estetici ma dai bisogni generali del corpo. Le azioni ripetute di salti sono molto esigenti per il corpo, come quando si passa dalla spinta all\u2019atterraggio. Estensione\/compressione in un arco di tempo molto breve per dirne una. In pi\u00f9, per la maggior parte del tempo e per la maggior parte delle persone che vivono in citt\u00e0, il suolo \u00e8 fatto d\u2019asfalto, cemento.<br>Chiunque abbia un po\u2019 di buon senso e si proietta lontano nel muoversi non pu\u00f2 ignorare quanto sia duro ed aggressivo il cemento per il corpo. S\u00ec! Anche quando si \u00e8 il campione internazionale dell\u2019atterraggio morbido. Necessariamente dobbiamo pensare alla preservazione dell\u2019integrit\u00e0 fisica, a tentare di costruirsi un\u2019armatura naturale. Un compito arduo quando puntiamo contemporaneamente allo sviluppo del potenziale, soprattutto al momento della fanciullezza, l\u00ec dove si trova la finestra ideale per sfruttare al meglio la massima forza in divenire. Li dove ci sono pi\u00f9 mezzi per conquistare il mondo in ottanta secondi.<br>Il paradosso del performer.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando invecchiamo il principio \u00e8 molto diverso. Dopo un allenamento che ha consumato tanta energia, fisica e mentale, \u00e8 indispensabile fare un allenamento riparatore, almeno per riconnettere e ricompattare di nuovo tutte le parti del corpo tra di loro. Per esempio dopo un training di pliometria fare un training di agilit\u00e0 sulle sbarre, spesso faccio cos\u00ec. Con l\u2019et\u00e0 abbiamo ancora dei momenti di forza e di grazia naturalmente, delle fulgurances, ma pi\u00f9 ci si allontana dalla giovent\u00f9 pi\u00f9 raramente si presentano, e pi\u00f9 corti sono. Come un treno che fa un viaggio sempre pi\u00f9 lungo prima di fermarsi alla fermata Super Power. E aspetta meno. Per\u00f2 abbiamo una migliore consapevolezza di ci\u00f2 che facciamo e come. Non significa intellettualizzare e complicare ogni singolo movimento, esercizio o tecnica. Non nel momento dell\u2019azione in ogni caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi parlare di super coscienza perch\u00e9 muovi un dito dopo l\u2019altro\u2026 Devi smetterla di scherzare.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo nella semplicit\u00e0, come praticante o come coach. Allenandomi con un minimo di seriet\u00e0 so ascoltare il mio corpo e se mi azzardo ad esagerare, lo capisco. Posso fidarmi del mio istinto perch\u00e9 esiste una reale connessione tra testa e corpo grazie ad una pratica costante.<\/p>\n\n\n\n<p>Vivo e respiro quello che faccio anche quando non mi alleno, credo che si debba parlare di arte di vivere.<br>Piccola parentesi: Con questo modo di pensare ho sviluppato una capacit\u00e0 d\u2019osservazione acuta che mi permette di analizzare rapidamente una persona durante un allenamento, per poi metterla davanti ad una sfida adatta, col giusto grado di resistenza.<br>Il superamento di queste sfide \u00e8 direttamente coinvolto nella determinazione delle nostre CERTEZZE, la loro acquisizione. \u00c8 una tappa vitale perch\u00e9 incrementa la fiducia in noi stessi, quindi l\u2019autostima. Chiunque sia interessato alla trasmissione e qualunque sia la disciplina pu\u00f2 immaginare senza fatica i benefici di tale pedagogia. Inutile fare un disegno. Ho notato quanto sia importante poter capitalizzare sui nostri progressi, quindi occorre limitare le interruzioni nelle fasi di ASSIMILAZIONE. Prendere il tempo di confermare e convalidare ogni passo per non dover tornare sempre sui propri passi. Quando la tecnica o il movimento diventa facile allora uno riprende la sua marcia in avanti. Di solito, per me o quando alleno gli altri, passo d\u2019un piano a l\u2019altro quando la serenit\u00e0 governa nuovamente la mente dopo eventuali interferenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Troppe persone ossessionate dall\u2019immediatezza sollecitano la forza atletica senza avere il corpo pronto a supportare continuamente questi sforzi. O sono spariti, o non riescono a tornare come una volta. Perch\u00e9 hanno bruciato il potenziale senza curarlo. Senza proteggersi. Faccio una piccola deviazione: Ultimamente vedo quanto sia in voga il training di forza pura con i pesi. Perch\u00e9 no? Ci ho provato senza perdere il training di protezione e soprattutto ha rappresentato una percentuale minima delle mie ricerche nell\u2019allenamento.<br>Il bello dell\u2019Art du D\u00e9placement \u00e8 di sfruttare al meglio quello che gi\u00e0 esiste. Con Yann, Chau e Williams eravamo avanti sull\u2019idea dell\u2019ambiente e del riciclaggio delle risorse esistente. Inoltre abbiamo avviato una piccola rivoluzione culturale con l\u2019attivit\u00e0 sportiva e motoria riportandola fuori, evitiamo di ripotarla nello zoo. Mi sono un po\u2019 perso\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Nel momento dell\u2019infortunio \u00e8 molto importante rimanere nella sua zona di confort se non si vuole smettere del tutto muoversi. Quando lo faccio, rimango sempre sotto la soglia del dolore. L\u2019allenamento \u00e8 riuscito se non ho peggiorato la situazione, cosi ne limito l\u2019impatto.<br>&nbsp;Oltre a rallentare la progressione, l\u2019infortunio lascia uno o pi\u00f9 segni nel corpo, sull\u2019instante e nel futuro. Noi riusciamo a dimenticarlo ma lui quasi di sicuro si far\u00e0 risentire un giorno. Quindi diventa un punto di debolezza permanente e dormiente, non solo per la parte danneggiata ma per tutta quella intorno. Prendiamo una storta alla caviglia, non solo l\u2019articolazione stessa \u00e8 compromessa, ma tutta la gamba fino alla schiena. Pu\u00f2 minare anche le nostre convinzioni, quindi le nostre certezze. Per me, e credo per tutti quelli che hanno una visione a lungo termine nel movimento, il corpo \u00e8 come un puzzle. Manca un pezzo e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi alleno o alleno gli altri non cerco l\u2019estetica ma L\u2019ARMONIA, per motivi che spiego nella mia filosofia di trasmissione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto vario possa essere l\u2019Art du D\u00e9placement, abbiamo affinit\u00e0 nei movimenti, istintive o condizionate dalla nostra naturale identit\u00e0 motoria. Una preparazione fisica generale permetter\u00e0 di armonizzare il vuoto tecnico e fisico risultante dalle nostre preferenze. Ho avuto la fortuna di non aver ricevuto nessun aiuto dalla genetica e quindi ho dovuto lavorare un sacco. Un male per un bene, mi ha insegnato il valore della determinazione, del lavoro e dell\u2019impegno. La mia seconda fortuna \u00e8 stata di capire rapidamente che la nostra pratica \u00e8 molto esigente fisicamente e che i salti consumano ma non preparano il corpo, soprattutto le articolazioni, come tutti gli sport fatti di corsa, cambi direzione, atterraggi, spinte. Impossibile ignorare il falso dibattito tra qualit\u00e0 e quantit\u00e0, come se dovessimo fare una scelta radicale e definitiva tra queste due filiere di esercizi. Un\u2019assurdit\u00e0, chiunque passi realmente del tempo sul campo sa che sono ugualmente importanti. Sulla durata per esempio si addestra la volont\u00e0 e la disciplina. Imparare a finire non \u00e8 scontato, nemmeno a non mollare quando le difficolt\u00e0 s\u2019intensificano.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro la preparazione fisica generale distinguo l\u2019esercizio specifico da quello generale. Il problema dell\u2019esercizio specifico \u00e8 che molto spesso \u00e8 dettato dai social o da Youtube. Da un impulso o dalla moda, non da una ricerca personale, dalla consapevolezza d\u2019una carenza.<br>Gli esercizi generali puntano alla protezione del corpo, l\u2019armatura naturale. Per questo motivo ho creato il mio training dei <strong>101<\/strong> molto, molto tempo fa, l\u2019ho chiamato <strong><em>body armor<\/em><\/strong>. Era vitale in questa routine non aver bisogno di niente, di poter farlo ovunque e che fosse in movimento. Ultimamente, il body armor \u00e8 diventato il mio appuntamento col fisioterapista, per ricompattare tutte le parte del corpo.<br>Devo fare una piccola deviazione, un\u2019altra, e dire che sono stato allenato da Yann, poi ispirato da Chau e Williams. Nessuno di noi seguiva una moda, un umore, ci preparavamo per la vita a venire.<\/p>\n\n\n\n<p>So che arriva come un capello nella zuppa, ma per esercizio, quando ne parlo, intendo in anzi tutto INFORMAZIONE. Avviso il corpo delle possibilit\u00e0 di movimenti, o gli ricordo che c\u2019\u00e8 pi\u00f9 di quello che serve, basta tirarlo via dal suo torpore.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti a nuovi esercizi o sfide tecniche, Molti dichiarano facilmente:<br>-Non sono capace, non ho i muscoli!<br>-Io mi ammazzo!<\/p>\n\n\n\n<p>Privati d\u2019informazione il corpo e la testa hanno un margine ridotto d\u2019azione, dunque niente consapevolezza oggettiva. Dopo aver creato stimoli, e dopo un po\u2019 di pratica si potr\u00e0 parlare di capacit\u00e0 o incapacit\u00e0, anche se alla fine ci rendiamo conto che si tratta di avere abbastanza voglia di fare o meno. \u00c8 un ragionamento che adotto nella mia pratica giornaliera, non solo quando alleno gli altri. Faccio un lavoro costante sulla riscoperta e riappropriazione delle funzioni del corpo attraverso l\u2019apprendimento di nuovi movimenti, nella mia disciplina o in altri sport. Nel mio approccio personale, praticante o trasmettitore, ho una certa tolleranza dell\u2019errore. Per esempio sappiamo che all\u2019atterraggio non dobbiamo andare avanti con le ginocchia e perdere la tensione muscolare che le protegge, \u00e8 il classico dei classici tra i principianti. In realt\u00e0 se succede non \u00e8 un dramma, una debolezza pu\u00f2 diventare un punto di forza. In questo caso informo le gambe che \u00e8 possibile sbagliare e in questo modo imparano a difendersi, a reagire.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019ECCEZIONE NON DEVE DIVENTARE LA REGOLA, E VOIL\u00c0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Durante una o pi\u00f9 serie di squat saltati mi ritrovo di nuovo nel concetto dell\u2019informazione: Quando toco terra preparo il corpo a reagire all\u2019impatto e sviluppo dei riflessi di difesa. Delle cosce di mammut che rispondono male agli choc o in ritardo servono soltanto a riempire pantaloni larghi. (Per me ci sono due tipi di riflessi di difesa, quello inibitorio e quello protettivo, ne riparleremo un giorno.)<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me un coach, in qualsiasi disciplina, dovrebbe essere in grado d\u2019individuare le zone di confort, lavoro e stress di ogni persona che allena. Quando ci si allena da soli il dilemma \u00e8 lo stesso. Trovare il giusto livello d\u2019impegno ci chiama ad essere presenti nel momento e nell\u2019azione. Ritrovarsi nella zona sbagliata, per troppa difficolt\u00e0 o facilit\u00e0 indebolir\u00e0 la motivazione, l\u2019interesse e l\u2019azione da eseguire. Ne risulta una stagnazione pericolosa per la volont\u00e0 d\u2019agire. Stare nella zona di lavoro \u00e8 la situazione dove incontriamo resistenza e difficolt\u00e0, necessita une forte mobilizzazione, ma non massimale, del corpo e dello spirito. Si sviluppa cos\u00ec una cultura del combattimento e dello scontro contro s\u00e9 stessi, quindi una tenacia notevole possibilmente applicabile nella vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi ha una certa esperienza deve interrogare le sue certezze, fare entrare ragionevolmente il dubbio. Personalmente provo a rompere la monotonia degli allenamenti facendoli evolvere o importando delle sfide accettabili. Il mio obbiettivo: Rompere il carattere ipnotico delle ripetizioni e richiamare l\u2019attenzione della testa in permanenza. Ho detto considerare l\u2019esercizio prima di tutto come un\u2019informazione, pi\u00f9 ne daremo al corpo e alla mente e pi\u00f9 strumenti avremo per esprimerci. In pi\u00f9 si svilupper\u00e0 una facolt\u00e0 d\u2019adattamento e incrementeremo la capacit\u00e0 a rispondere a delle nuove domande, forse quelle d\u2019un nuovo sport per chi non vuole smettere di esplorare. Un principiante non pu\u00f2 interrogare troppo le sue certezze, ci deve capitalizzare sopra per aumentare la fiducia in s\u00e9 e raggiungere uno stato di consapevolezza oggettiva, quindi una forza interiore, indipendente dalle circostanze esterne o contestuali a qualsiasi azione da compiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante la trasmissione ho individuato il periodo di FAMILIARIZZAZIONE, dove lascio alla persona il tempo per sperimentare ed esplorare. Rende pi\u00f9 fluido il processo di scoperta e di comprensione delle proprie capacit\u00e0 e rinforza il sentimento della vittoria personale, nel senso che gli appartiene.<br>Non si tratta di fargli credere che sia sua e prenderla per un coglione, ma lasciargliela conquistare. Accompagnarla. Se siamo troppo invasivi e scolastici, mettiamo il praticante in posizione di eseguire soltanto e nuoceremo all\u2019acquisizione delle sue certezze di cui ho parlato sopra. \u00c8 un lavoro di fondo, lungo e laborioso, \u00e8 il costo dell\u2019educazione. Caro e allo stesso tempo senza prezzo per chi ne beneficia. Quando imparo delle nuove tecniche o riprendo in mano vecchi movimenti dimenticati, rimango tranquillo nella tappa di familiarisation, niente obbligo immediato. Per obbligo non intendo necessariamente un risultato ma un impegno mentale. Questo modo di pensare mi ha portato naturalmente al concetto di PERFORMANCE INDIVIDUALE, vuol dire considerare il punto di partenza quando si guarda il punto d\u2019arrivo. Cos\u00ec e solo cos\u00ec posso dare un valore alla strada percorsa. Il tutto senza perdere l\u2019elemento FRUSTRAZIONE! Eh gi\u00e0! La frustrazione \u00e8 inevitabile dal momento che apprendiamo qualcosa di nuovo, dobbiamo ricordarcelo per non auto-distruggersi con la nostra estrema severit\u00e0 o le nostre aspettative affrettate. Tengo sempre in mente che c\u2019\u00e8 pi\u00f9 grave nella vita che non riuscire a fare un salto, anche se sul momento sembra la cosa pi\u00f9 importante. Ovviamente non possiamo rimandare ogni volta il dovere d\u2019azione, senn\u00f2 non acquisiremo le nostre certezze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SUGLI ERRORI E DISFATTE IMPARIAMO, SULLE VITTORIE E CONQUISTE COSTRUIAMO.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A proposito della motivazione: E pi\u00f9 stabile e durevole avere obbiettivi che nascono da profonde motivazioni personali. Per quanto possiamo essere ispirati da altre persone, non devono essere il nostro motore, la nostra ragione di muoversi. Elementare no?<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mio approccio promuovo l\u2019idea di gruppo, YAMAKASI \u00e8 un gruppo, il motto dell\u2019Art du D\u00e9placement \u00e8 INIZIAMO INSIEME, FINIAMO INSIEME\u2026 Ma non significa rinegare l\u2019individuo, al contrario perch\u00e9 innesca un circolo virtuoso: Pi\u00f9 l\u2019individuo \u00e8 forte e pi\u00f9 il gruppo lo diventa e alimenta di nuovo gli individui. Anche se \u00e8 evidente per me e lo spero per molti altri, devo precisare che questa alchimia ci mette naturalmente l\u2019uno al servizio dell\u2019altro. Detto ci\u00f2, sono persuaso che nella longevit\u00e0 uno dei segreti \u00e8 di sapersi allenare da solo, senza dover aspettare l\u2019amico che un giorno o l\u2019altro avr\u00e0 altre cose da fare. E non c\u2019\u00e8 il minimo motivo per desolarsene, cos\u00ec va la vita per mille motivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza lo spazio creativo indissociabile dell\u2019Art du D\u00e9placement, la performance individuale avrebbero meno ragione d\u2019essere. Incoraggiare l\u2019esplorazione e la scoperta favorisce la presa d\u2019iniziativa e la ricerca di soluzioni. Oltre a l\u2019adattamento che a pi\u00f9 a che fare con una reazione, \u00e8 proprio lo spirito creativo che si coltiva. Spontaneamente e semplicemente in maniera concreta. Un aggiornamento perpetuo delle connessioni neuro-muscolare et delle funzioni cognitive sono alcuni dei benefici da mettere a credito di un tale modo di pensare l\u2019attivit\u00e0 motoria. <br>Per questo e altre ragioni considero l\u2019Art du D\u00e9placement come la <a href=\"https:\/\/esprityamak.com\/it\/training-philosophy-le-corps-pensant\/\" data-type=\"page\" data-id=\"129\">filosofia del <strong><em>corps pensant<\/em><\/strong><\/a>, in opposizione al <em>corps ex\u00e9cutant<\/em>: il corpo recita schemi e formule magiche senza cercare eventuali soluzioni. Di solito sono atteggiamenti di sport di massa che puntano la competizione ed hanno come riferimento la performance universale. Tali sistemi annientano l\u2019identit\u00e0 dell\u2019individuo negandogli il diritto a la differenza. Ne risulta un approccio elitista, poco inclusivo dove pochi si possono riconoscere a lungo andare. <br>E oui! La finestra della super forza non \u00e8 eterna. Penso che la ginnastica come la conosciamo sia l\u2019anti-tesi dell\u2019Art du D\u00e9placement, come lo \u00e8 l\u2019esclusiva e frenetica ricerca della discutibile utilit\u00e0. <br>La parte creativa inerente a l\u2019Art du D\u00e9placement autorizza l\u2019individuo a mantenere un alto livello di motivazione, quindi d\u2019impegno. Naturalmente ne esce valorizzata la performance individuale accanto a quella universale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro costante, veritabile e concreto dell\u2019Art du D\u00e9placement tra visibile e invisibile, tra corpo e testa, punta ad una reale armonia. Pu\u00f2 essere stancante e richiede una certa tenacia ma allo stesso tempo \u00e8 una fonte di stimoli inesorabile. Ogni giorno offre la possibilit\u00e0 d\u2019una sfida su pi\u00f9 livelli: Mentale, fisico e tecnico. Ed ogni livello \u00e8 ricco di sfumature e variazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Una vita non basta a domarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 tempo da perdere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Preambolo L\u2019Art du D\u00e9placement \u00e8 una disciplina completa basata principalmente su delle azioni motorie come la corsa, il salto e l\u2019arrampicata, nell\u2019obbiettivo di superare ostacoli o interagire con essi. In pi\u00f9, all\u2019interno di queste azioni sono sollecitati tipi di sforzi apparentemente opposti ma complementari in realt\u00e0. 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